Ulisse di Henry Moonlock*

o non sono mai partito da Itaca né ad Itaca sono mai tornato.

 

Non ho visto Priamo piangere sul corpo del figlio, né odoratoil profumo del legno con cui erano fatte le assi del cavalloda cui sbucarono a notte i guerrieri che avrebbero distruttouna città e fondato l’impero di una civiltà.

 

Non ho rubato le armidi Aiace né mai ho convinto Circe o Calipso a donarmiper amore il corpo o la giovinezza, l’estasi o l’oblio.

 

A casa non ho mai avuto Penelope ad attendermi né Telemacoha mai cercato il padre che non sono mai stato.

 

Sono arrivato qui per caso,qui dove non fioriscono gli ulivi e le mandorle non hanno il saporedell’estate e della sete.

 

Ho visto molto, ho visto troppo troppo poco.

 

Quanto basta per capire che in quel poco di spazioche c’è tra un pianeta e le stelle c’è posto per tutto,e che ogni giorno è felice se vuoi che lo sia;e pieno di dolore, se non sai farne a meno.

 

Ora sogno di varcare un giorno le colonne d’Ercolee d’incontrare, su una montagna bruna che esce dal mare,un uomo che abbia il mio volto, le mie mani, i miei occhie mi dica: eri tu che io aspettavo, eri tu.

 

Non incontrerò mai quell’uomo, eri tu.

 

Non incontrerò mai quell’uomo, lo so,ma a notte, mentre una donna che somiglia a Penelope mi carezza con una tenerezza che Penelope non ha mai avuto,sento che quell’uomo, nel buio, mi guarda e mi parla di un’isola lontana, dove non sono mai stato,dove non andrò mai perché è tempo ormaidi essere felice, qui, in questa via chiassosa di Manhattan dove guardando un fast food intuisci che il tempo è un’invenzione degli dei che hanno invidia per gli uomini che muoiono.

 

 

dal sito http://www.vicoacitillo.it/*Henry Moonlock è un eteronimo di Emilio Piccolo (Acerra, 13/05/51 – 23/07/2012)